Release che spacca qualcosa?
La regressione non è sempre tecnica: spesso è “di esperienza”. L’utente si blocca, e il supporto esplode.
QA già fatto, ma…
Il test tecnico passa. Poi in produzione scoprite che un flusso è macchinoso, ambiguo o incompleto.
Hotfix e ping-pong
Ogni fix urgente costa tempo, reputazione e serenità. Qui si intercetta prima, con un report snello e prioritizzato.
In cosa si differenzia questa offerta
Non è “testare tutto”.
È un perimetro chiaro: flussi critici, casi limite, coerenza UX/UI. Quello che, di solito, genera ticket.
È pensato per chi sviluppa.
Mensile, leggero, ripetibile: report → fix → retest. Senza burocrazia.
Non è QA automatico.
Io cerco le rotture “umane”: passaggi confusi, stati incoerenti, micro-frizioni che impediscono di completare un’azione.
Come funziona
Un percorso in cinque step
Definiamo perimetro e criteri di accettazione
Prima di testare, mettiamo a fuoco cosa significa davvero “pronto per andare live”. Concordiamo il perimetro della release, i flussi critici da proteggere e le condizioni minime di qualità (sia tecniche sia di esperienza) per evitare sorprese dopo il rilascio.
Cosa succede qui: perimetro release, obiettivi e rischi, flussi critici, priorità, criteri di accettazione, ambiente staging, account/ruoli e permessi, checklist iniziale e materiali disponibili (Figma/spec/issue).
Prepariamo casi d’uso e scenari reali
Traduco la release in una checklist concreta: non solo “clicco i bottoni”, ma scenari reali che un utente farà davvero. Qui emergono i casi limite che spesso vengono scoperti troppo tardi: permessi, stati intermedi, dati incompleti, errori di validazione, condizioni particolari.
Cosa succede qui: definizione scenari e test cases, dati di test, varianti per ruoli e permessi, stati/transition, copertura mobile/desktop se richiesta, controlli su coerenza UI (componenti, spaziature, gerarchie), microcopy e messaggi di errore.
Testo come un utente, non come un compilatore
Eseguo walkthrough end-to-end sui flussi concordati e verifico che siano completabili senza inciampi. Il punto non è solo “funziona”: è “si capisce cosa fare”, “non si resta bloccati”, “l’interfaccia non tradisce le aspettative”. È qui che di solito nascono ticket, chiamate e frustrazione.
Cosa succede qui: test dei percorsi principali, verifiche su stati e feedback (loading/success/error), controlli su tabelle/filtri/ricerca, validazioni e form, permessi e visibilità, casi limite (dati mancanti, duplicati, timeout), punti di ambiguità e frizioni ricorrenti.
Report con severità e ordine di intervento
Restituisco un report che serve a decidere e a lavorare: non una lista infinita, ma issue chiare, riproducibili e ordinate per impatto. Distinguo ciò che blocca l’utente, ciò che degrada l’esperienza e ciò che può aspettare, così il team dev sa dove mettere le mani per primo.
Cosa succede qui: lista issue con severità/priorità, step di riproduzione, evidenze (screenshot/video), contesto (perché è un problema), suggerimento di fix (UX/UI), note su dipendenze e possibili regressioni, sintesi finale “cosa sistemare prima per andare live”.
Retest dei fix e controllo regressioni pre go-live
Chiudiamo il loop: verifico le correzioni e controllo che non abbiano generato nuove frizioni o regressioni in altri punti del flusso. L’obiettivo è arrivare al rilascio con la sensazione rara e preziosa di “ok, regge”, non con l’ansia del hotfix del giorno dopo.
Cosa succede qui: retest mirato delle issue risolte, verifica regressioni sui flussi collegati, aggiornamento report (risolto/in corso/non riproducibile), controllo finale sui criteri di accettazione, conferma “ok to ship” sui flussi concordati.
Fa per te se sei:
Partner dev / agenzia B2B
Rilasci spesso e vuoi ridurre ping-pong con il cliente: test “da utente”, report chiaro, fix più rapidi.
PMI con prodotto in evoluzione
Hai supporto attivo e vuoi evitare ticket post-release: intercetti prima ciò che blocca o confonde.
Vuoi testare la prossima release prima che la testino i clienti?
Attiva 1 mese pilota: definiamo perimetro, faccio il report, decidete se proseguire per 3–6 mesi.


